Percorsi di…Vini

Ho scelto questo titolo per lo spazio che il direttore Giuseppe Gallelli ha voluto gentilmente concedermi sul nostro mensile cittadino. Com’è facile dedurre dal nome, sarà una rubrica che si occuperà, attraverso i percorsi eno-gastronomici; dell’eccellenza calabrese; che dopo anni di buio, ha finalmente ricevuto un riconoscimento dal prestigioso giornale americano “Times”: la Calabria, infatti, è stata inserita tra le mete preferite per il turismo enogastronomico del 2017. Il riaffermarsi della nostra regione grazie ai prodotti della terra è dovuto anche alla sua morfologia geologica: i molteplici microclimi e le migliori acque oligominerali e termali d’Italia, rendono il sottosuolo calabrese fertile e capace di produrre olio, vino e tanti altri frutti della terra di pregiatissima qualità.

Anticamente la nostra terra proprio per queste sue qualità è stata scelta e individuata dai coloni greci e fu denominata “Enotria“: terra del vino. Durante quel periodo storico e poi in epoca Romana, la Calabria produceva vino pregiato e molto richiesto e possiamo affermare che la storia enologica italiana è iniziata nella nostra terra espandendosi in seguito in tutto il resto del territorio italico: la maggior parte dei vitigni conosciuti oggi in Italia, infatti, era autoctona ed in seguito piantumati in altre regioni riscuotendo enorme successo.

Purtroppo queste qualità e potenzialità sono rimaste inespresse in epoca moderna e i nostri produttori per mancanza di mezzi, infrastrutture e una rete d’impresa capace di fare squadra e imporsi sui mercati, hanno accumulato un forte gap dal resto della nazione. Oggi fortunatamente il trend si è invertito e la Calabria sta riprendendo il suo ruolo centrale nella viticoltura e nella gastronomia italiana.

La superficie viticola della nostra regione è di 18mila ettari, terreni coltivati il 20% in pianura, il 65% in collina e il 15% in montagna. I vitigni più coltivati oggi sono il Gaglioppo (vitigno a bacca rossa) per l’80% e il Greco di Bianco(vitigno a bacca bianca) per il 90% . Tra gli “allevamenti” tipici
troviamo: l’alberello basso, il cordone orizzontale e verticale, la controspalliera. Un vino decisamente tannico, predisposto all’invecchiamento e già con una gradazione di 13,5 gradi può
portare la qualifica di Riserva.

Nei territori di Villa San Giovanni, Scilla, Bagnara, Seminara, Palmi, denominati “Costa Viola”, i vitigni vengono coltivati in terrazzamenti. Terrazze di viti affacciati sullo stretto e a strapiombo sul mare, denominata appunto per la difficoltà di coltivazione e raccolta : “viticoltura eroica”.

I vitigni coltivati sono Gaglioppo, Nerello, Malvasia Nera. Una coltivazione suggestiva ma molto laboriosa e difficile che produce vini di “nicchia” come “Armacìa” (il nome deriva da armacìe, armacère i secolari muri a secco che sostengono i terrazzamenti) un vino dal colore rosso rubino con riflessi leggermente granati, premiato con medaglia d’oro al XXI Concorso Internazionale Cervim (2013) dove erano presenti ben 650 campioni partecipanti da tutto il mondo.

In questa rubrica vi parlerò appunto di quelle eccellenze che stanno emergendo oltre a quelle già note. Ringrazio, dunque, nuovamente il direttore Gallelli che mi permette di iniziare con lui questa
nuova avventura de “Il Diamante” e saluto voi lettori sperando di farvi appassionare nel leggermi e nel seguire la rubrica.​

Raffaele Pignataro

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